Stampa questa pagina

L’Etica del Potere

Sabato, 30 Luglio 2016 13:06 Scritto da
L'Etica del Potere dipende dalle forme d’amore che si ha per esso e dal temperamento di ogni uomo, la morale del potere non deve essere distinto in legittimo e altri come illegittimi. L'Etica del Potere dipende dalle forme d’amore che si ha per esso e dal temperamento di ogni uomo, la morale del potere non deve essere distinto in legittimo e altri come illegittimi. Foto, opera di Marc Chagall: Re Davide 1951 - L'etica del Potere. Re Davide viene rimproverato dal profeta Natan per aver rubato la moglie ad un suo suddito per farla sua sposa.

Sappiamo che le parole, forse non tutte, hanno un potere, proprio per questo si devono dire parole sì azzardate, ma calibrate, significative. Ogni parola dunque ha un potere quindi vi espongo “l’etica del potere” proprio per chi userà parole per comunicare ai popoli, oggi i popoli della rete.

Ho già parlato dei mali del potere, ma ci si può dal potere attingere un po’ di bene, vediamo come?

Asceticamente con una esortazione: rinunciare ad esercitare un influsso (un’energia) sia benefico che malefico sui propri simili, usare la via di mezzo, considerare questa via: cercare la vita migliore, il lavoro migliore, il mondo migliore per l’individuo.

Osserviamo certi politici, certi mistici, santoni, predicatori di ogni razza e colore che sono convinti che rinunciando al potere fanno il bene del popolo, lo hanno fatto perché convinti che rinunciando, lasciano l’individuo libero, ma vi avevano, in realtà rinunciato soltanto sotto certi aspetti: perché se vi avessero rinunciato completamente non avrebbero proclamato certe dottrine, non avrebbero fatto del bene il loro bene, hanno solo rinunciato al potere coercitivo, ma non quello della persuasione!

C’è però un enorme differenza fra il potere come desiderio e quello fine a sé stesso.

Chi lo desidera come mezzo ha avuto qualche forma di desiderio e vuole trovare la condizione per realizzarlo.

Chi invece desidera il potere come fine, sceglie il suo scopo alla luce delle possibilità buone o cattive per arrivare e realizzarlo anche sulla pelle degli altri.

 

Un piccolo esempio per meglio comprendere: chi desidera attuare certe misure, prende parte alla vita pubblica (politica), chi lo vuole esercitare come successo personale accetta qualsiasi programma gli sembra atto a questo desiderio, anche se sarà un compromesso; per comprendere meglio, il mio pensiero va a Cristo nel deserto, gli vengono offerti tutti regni della Terra se si fosse piegato ad adorare Satana; pensate gli viene offerto il potere per raggiungere il Suo Disegno, il Suo scopo, che non erano quelli che Egli voleva per raggiungere il suo scopo.

Ecco! Questa tentazione è esposta a tutti gli uomini moderni!

Vi dico: se l’amore del potere deve essere benefico occorre collegarlo ad un fine diverso che quello del potere puro e semplice.

Bisogna tener presente che c’è un’altra condizione alla quale l’amore per il potere deve soddisfare se vuole essere benefico, dovrà collegarsi a qualche scopo in armonia con i desideri delle persone che risentiranno gli effetti di quello scopo, inoltre i mezzi per realizzare tali scopi non dovranno avere scopi secondari in numero così grande da controbilanciare la bontà del fine.

L’amore per il potere, come la lussuria è tanto forte da influenzare le azioni degli uomini più di quanto si pensi.

L’etica del potere dipende dalle forme d’amore che si ha per esso e dal temperamento di ogni uomo, la morale del potere non deve essere distinto in legittimo e altri come illegittimi.

Questa morale ha due aspetti, almeno dal tempo dei profeti ebraici in poi; da una parte l’istituzione sociale, dall’altra un fatto di coscienza individuale, la morale positiva è più antica di quella personale, e forse più antica della legge stessa e del governo.

L’esempio più ovvio dell’alleanza fra morale etica e potere è l’imposizione dell’obbedienza: i bambini hanno (avevano) il dovere di obbedire ai genitori, la moglie al marito, i servi ai padroni, i sudditi ai principi, i portaborse ai politicanti e così via.

Rispondete a questo quesito: c’è per voi una dottrina etica per quanto riguarda il potere?

Se la vita sociale deve appagare i desideri sociali, essa dovrà fondersi su qualche filosofia che non derivi dall’amore per il potere.

 

Una riflessione

    Si faccia distinzione sul piano logico tra legge – Stato – potere: lo Stato fonda la sua prassi sulla sanzione, sulle disuguaglianze di classe, mentre la Legge fonda la sua prassi sul consenso, ovvero sulla ragione, sull’abbattimento dei privilegi di classe, cioè sulla difesa del più piccolo dal più forte.

Lo Stato non è quel che si vorrebbe che fosse, ma è quello che si è storicizzato a fatti, con i suoi “corpi separati”.

La legge (scritta o non scritta) è l’assetto statuale non identificato, anzi la loro genesi è antitetica.

Lo Stato s’impossessa della lettera della Legge per codificare disuguaglianze.

Stato come espressione attuale di privilegio; la Legge espressione di libertà e abbattimento di ogni privilegio di classe, alla luce del mondo dei Profeti.

Letto: 2363 Volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Gennaio 2017 16:47

articoli correlati

La Presa di Coscienza che siamo educati ad accettare il dolore - L'amore per la paura.

Il rapporto "ricco - povero"; "servo - padrone" divide tutti, divide soprattutto le coscienze di coloro che hanno interesse alla distruzione di quel rapporto.

La saggezza profetica Biblica esprime bene questa situazione: "In uno Stato di oppressione anche un saggio diviene stolto" (Ecclesiaste 6-7) è soprattutto la paura che piega anche le coscienze più forti...

Voglio evocare la personalità storica di Gandhi, così simile a Gesù; non si deve dimenticare quello che effettivamente insegnò, non quello che gli vorrebbero far dire.

Nel suo diario: "Antiche come le montagne: la Verità e la non Violenza", egli dice: "Se dovessi scegliere tra la lotta armata e viltà, la verità mi insegna di scegliere la lotta armata; ma proprio perché sono un seguace della verità, la verità, quando non c'è viltà e c'è consapevolezza e coraggio, mi insegna la strada della non violenza".

La Realtà Nomade Animista -  Le Originarie Comunità Comuniste

Parliamo della realtà nomade animista nei suoi miti: essa nella sua storia vive nel Periodo delle Origini, quando non esistevano in tutta la Terra né lo Stato né la Proprietà di Classe, mentre riluceva in tutto il suo splendore di vita la Legge della Vita, il Verbo, espressione dell'Interesse del più Debole, espressione di razionalità, di novità, di vera mondiale paternità spirituale.

Solo quando ci si incammina sulla via "degli ultimi che sono i primi e dei primi che sono gli ultimi" (affinché non vi sia né primo, né ultimo; coincidenza e superamento dei contrari), solo allora si può diventare uomini d'amore universale, uomini che amano tanto l'amico e aiutano e amano lo stesso nemico che sente il bisogno dell'umanizzazione; uomini che, come il sole, mandano luce e vita e calore non solo all'amico, ma anche ai segreti bisogni di libertà del nemico.

Si pensi al modo con cui fu fatta l'Italia e si rifletti sul modo in cui si sta facendo l'Europa.

In Europa si è unificata la moneta in euro per tutti i popoli - e in Italia la lingua.

Ma è stata veramente una bella cosa o sono state tralasciate molte verità e libertà? L'Italia così come sei veramente nata, così come ti ha voluto lo Stato della classe dominante, qual è la tua nascosta storia?

Qual è la tua origine inconfessata?

La Politica e la Religione dovrebbero essere semplici non intendo dire che siano facili, intendo dire che non sono complicate, la vita non è complicata, l'esistenza non è complessa, tutte le complicazioni vengono dalla mente che vuole sempre, se lasciata a sé stante prevaricare gli altri.

I politici, i filosofi trovano molto difficile, quasi impossibile diventare umanisti (ossia: amare gli esseri umani) più sì è intelligenti, intellettuali maggiore è la difficoltà, ma la difficoltà viene da noi; noi la produciamo attraverso il potere, il denaro, ma la complessità non può incontrare la semplicità, l'amore.

1 comment

  • Venerdì, 19 Agosto 2016 19:17
    pubblicato da Giovanni Capponi
    Valuta questo articolo
    (12 Voti)
    Giovanni Capponi

    "C’è però un enorme differenza fra il potere come desiderio e quello fine a sé stesso."
    Quanta verità in questo semplice pensiero!!!!

    Segnala commento inappropriato Link del commento