La via della consapevolezza e della coscienza è il coraggio, quello di vivere, di conoscere e di cambiare.
La vita richiede un grande coraggio.
I codardi esistono, ma non vivono (sono privi di consapevolezza o carenti di coscienza), e una vita vissuta nella paura (di vivere) è peggiore della morte.
Persone simili vivono in una sorta di paranoia, hanno paura di tutto; e non solo di cose reali, essi temono anche cose irreali: temono l'inferno, hanno paura dei fantasmi, delle malattie, di Dio.
Hanno paura di migliaia di cose immaginarie, create da loro stessi o da persone a loro volta in paranoia.
E la paura diventa tale e tanta da rendere impossibile la vita, e prendere delle decissioni coraggiose, dunque consapevoli e in coscienza.
Solo chi ha coraggio può vivere e iniziare la via alla consapevolezza.
E il primo passo è imparare ad essere coraggiosi, a vivere malgrado tutte le paure.
Come mai è necessario il coraggio per vivere in coscienza?
Perché la vita è insicura.
Se ti abitui troppo alle sicurezze, alle certezze, resti confinato in un angolo minimo, ti costruisci una prigione con le tue stesse mani.
Sarà sicura, ma non sarà vita e la vita è fatta continuamente di scelte.
Sarà sicura, ma non ti darà avventura, né estasi alcuna.
La vita è un'esplosione, un entrare nell'ignoto e raggiungere le stelle!
Sii coraggioso, e sacrifica tutto ai piedi della vita: nulla ha più valore.
Non sacrificare la vita per cose da poco: denaro, sicurezza, certezza.
Non hanno valore!
Si deve vivere il più totale possibile: solo così può nascere la gioia; solo così diventa possibile vivere una beatitudine straripante, compiendo scelte coraggiose ossia consapevoli.
Certo ci sono luoghi che ti puoi riposare, ma si tratta solo di soste per la notte, al mattino si riparte, poiché devi esplorare l'ignoto.
Dovete apprendere una delle lezioni fondamentali della vita: non esistono dimore alcune; la vita è un pellegrinaggio senza inizio e senza fine.
La vita è un movimento costante, non arriva mai a un fine; ecco la vita è eterna.
La morte ha un inizio e una fine. Ma tu non sei morte, sei vita!
La morte è concepita in modo errato.
La gente crea la morte, perché aspira a delle certezze, a delle sicurezze.
È il desiderio di certezza che dà vita alla morte, e che ti fa avere paura della vita, e che ti fa esitare a entrare nell'ignoto.
L'unico nutrimento della vita è il rischio: più rischi, più sei vivo.
E una volta che hai capito, non per disperazione o per impotenza, ma sulla base di una coscienza meditativa; una volta che lo hai compreso, rimarrai eccitato dalla paura e semplice bellezza delle possibilità che esso dispiega davanti a te.
L'uomo riesce ad accettare il suo essere senza dimora solo nella disperazione; ma in questo caso, non comprende il senso di questa realtà.
Ed è proprio qui che l'esistenzialismo manca il punto.
Questi filosofi ci sono andati molto vicino: la verità era proprio dietro l'angolo.
Erano vicini quanto lo sono stati gli illuminati, ma l'hanno mancata.
E, anziché diventare estatici, essi divennero tristi per il fatto che questa vita non ha significato alcuno, non ha una meta, è priva di sicurezza.
Ne rimasero profondamente sconvolti; la cosa fu estremamente sconvolgente.
Anche gli illuminati arrivarono alle stesse conclusioni, ma, invece di precipitare nella tristezza, balzarono nell'ignoto.
Superarono ogni barriera, ogni limite.
Accettarono la vita così com'è.