Sappiamo che le parole, forse non tutte, hanno un potere, proprio per questo si devono dire parole sì azzardate, ma calibrate, significative. Ogni parola dunque ha un potere quindi vi espongo “l’etica del potere” proprio per chi userà parole per comunicare ai popoli, oggi i popoli della rete.
Ho già parlato dei mali del potere, ma ci si può dal potere attingere un po’ di bene, vediamo come?
Asceticamente con una esortazione: rinunciare ad esercitare un influsso (un’energia) sia benefico che malefico sui propri simili, usare la via di mezzo, considerare questa via: cercare la vita migliore, il lavoro migliore, il mondo migliore per l’individuo.
Osserviamo certi politici, certi mistici, santoni, predicatori di ogni razza e colore che sono convinti che rinunciando al potere fanno il bene del popolo, lo hanno fatto perché convinti che rinunciando, lasciano l’individuo libero, ma vi avevano, in realtà rinunciato soltanto sotto certi aspetti: perché se vi avessero rinunciato completamente non avrebbero proclamato certe dottrine, non avrebbero fatto del bene il loro bene, hanno solo rinunciato al potere coercitivo, ma non quello della persuasione!
C’è però un enorme differenza fra il potere come desiderio e quello fine a sé stesso.

