Mente Conscia e Mente Inconscia

Venerdì, 09 Marzo 2018 21:52 Scritto da
La mente conscia vive in costante terrore dell'inconscio, poiché se emergesse, tutta la sua calma e chiarezza sarebbe spazzata in un attimo e tutto cadrebbe nelle tenebre... come in una foresta La mente conscia vive in costante terrore dell'inconscio, poiché se emergesse, tutta la sua calma e chiarezza sarebbe spazzata in un attimo e tutto cadrebbe nelle tenebre... come in una foresta Foto, opera di Cezanne.

La mente conscia vive in costante terrore dell'inconscio, poiché se emergesse, tutta la sua calma e chiarezza sarebbe spazzata in un attimo e tutto cadrebbe nelle tenebre... come in una foresta.

È così: avete disboscato un tratto di foresta, l'avete recintato e ne avete fatto un giardino.

La radura che avete creato nel bel mezzo della selva non è più grande di un fazzoletto, ma vi avete piantato dei fiori e tutto è lindo, ordinato, al suo posto.

Tutt'intorno però la foresta preme, selvaggia, incontrollabile.

Il vostro giardino vive in costante terrore.

In ogni istante la foresta può avanzare e ciò segnerebbe la fine.

Lo stesso accade a voi.

Anche voi avete coltivato una parte della vostra mente. 

Tutto in esso è chiaro.

Ma l'inconscio è sempre lì attorno e la mente conscia lo teme.

Ripetete di continuo: "Non addentrarti nell'inconscio. Non esaminarlo. Non pensarci neppure."

Il sentiero dell'inconscio è oscuro e sconosciuto.

Alla vostra ragione appare irrazionale.

Alla logica illogico.

Se quindi pensate di entrare in meditazione, o vi concentrate, non ce la farete mai: la parte pensante di voi non ve lo consentirebbe.

Questo assume l'aspetto di dilemma.

Non siete in grado di compiere nulla senza pensare, ma meditare il pensiero non vi è possibile entrare in meditazione.

Che fare?

Anche se vi vien fatto di pensare. " Io non penso!", questo è ancora pensare.

E' la parte pensante della vostra mente che afferma: " Devo smettere di pensare!"

La Meditazione non può uscire da un proposito razionale.

Questo è il dilemma; il massimo dilemma, che ogni ricercatore si trova presto o tardi ad affrontare.

In qualche luogo, una qualche volta, il dilemma si presenterà.

 

Chi sa esorta: "Salta! Non pensare!"

Ma voi non potete fare nulla senza pensare.

Ecco perché sono stati elaborati espedienti non necessari (e li chiamo non necessari perché, se faceste il gran salto senza pensare, non ci sarebbe bisogno di stratagemma).

Ma ciò vi riesce impossibile ed è quindi indispensabile un trucco.

 

Sull'espediente potete riflettere quanto vi pare.

La vostra mente pensante ci si troverà a suo agio, come non era il caso quando si trattava della meditazione.

La meditazione sarà un balzo nell'ignoto.

 

Sull'espediente, il trucco, potete lavorare razionalmente ad esso vi sbalzerà automaticamente nell'ignoto.

 

Lo stratagemma è reso necessario dall'educazione che la vostra mente ha ricevuto; altrimenti sarebbe superfluo.

Una volta compiuto, il gran balzo, direte: "Non era necessario alcun trucco; non ce nera affatto bisogno."

Sarà il senno del poi.

Sappiate soltanto dopo che non c'era bisogno di alcun espediente.

I maestri zen son soliti ripetere: "Non è necessario alcun sforzo; è facile."

Ma per chi non ha ancora valicato la barriera è un affermazione assurda.

E si parla sopratutto con coloro che non hanno valicato la barriera.

Un metodo quindi, un espediente, è artificiale.

E' soltanto un trucco per mettere a suo agio la vostra mente conscia e razionale, sicché voi possiate essere sbalzati nell'ignoto esistere.

 

 

 

 

 

Letto: 1719 volte Ultima modifica il Martedì, 08 Maggio 2018 21:32

La paura è stata il più grande oppressore dell'umanità perché vi ha impedito di conoscere e di esprimere chi e cosa siete.

Vi ha impedito di sperimentare la gioia e l'avventura della vita.

Vi ha costretti entro i limiti della povertà, dell'ignoranza, della malattia e della morte.

Vita dopo vita vi ha tenuti prigionieri della ruota della vita su questo piano della densità della materia.

E quando esiste la paura nella vostra consapevolezza, non può esistere l'amore di Dio, l'amore del Sé, l'amore del fratello a fratello, da dio a dio, non può mai esistere perché la paura soffoca l'espressione e l'esperienza dell'amore.

Non potete mai veramente amare e ricevere amore da ciò che temete.

Questa è la grande e unica verità da comprendere.

Riprendiamo il nostro discorso sul P. M. dopo un periodo di lungo silenzio per parlare di libertà, perché è importante in questo oscuro e tenebroso periodo risvegliare le coscienze attraverso antichi concetti con nuove terminologie moderne e attuali. Parliamo, quindi, del concetto di libertà, del moderno e nuovo concetto di libertà e di come si può fare per non farsi imprigionare, per non farsi ingabbiare la mente, la coscienza e dunque la "libertà individuale".

Parlerò ora delle leggi del nostro paese, (ma non solo dell'Italia o dell'Europa) e della loro trasgressione.

Dio, (la scintilla divina dentro ognuno di noi), l'illimitato processo del pensiero, l'Infinito, è in verità: senza – legge.

A differenza dei nostri governi che emanano articoli di legge, il Padre non limita i pensieri. Esso è la manifestazione dei pensieri che costituiscono il suo Essere – non potrebbe neppure farlo.

Dio è così: senza – legge, che ha permesso alla legge di essere.

Solo l'uomo è legislatore.

Solo l'uomo, che vive in un orizzonte limitato, crea norme legislative per controllare le azioni degli esseri umani.

Essere l'essenza illimitata che Dio è, e che io insegno umilmente ad essere, significa essere: senza – legge.

Vi spiegherò cosa significa: essere senza – legge; significa essere illimitati nel pensiero, nei vostri processi mentali.

Significa essere senza alcun pensiero, ideale o atteggiamento che restringa o limiti i vostri pensieri e con ciò i sentimenti che da essi provengono.

È assolutamente necessario che diventiate "illimitati" nei vostri pensieri per diventare la sublime emozione che Dio è.

Chi tra di voi che leggerà queste pagine, nel processo verso l'illimitatezza, riterrà accettabile trasgredire le leggi del proprio paese, sappia che con ciò sarà ancor più limitato di quanto non fosse prima.

Perché con tale azione dà credito, dà potere al pensiero che la sua libertà, la sua gioia, la sua illimitatezza, la sua divinità risiedono al di fuori del suo essere e non dentro di lui.

C'è forse cosa al mondo per cui valga la pena essere più limitati?

Nessuna!! Proprio nessuna.

Amici, cercate di comprendere: la libertà proviene da dentro.

La libertà deve essere riconosciuta ed accettata dentro di voi, sapendo che siete sempre liberi, degni e nobili del vostro carattere, sempre liberi di rispettare ed amare voi stessi e gli altri, sempre liberi di pensare qualunque pensiero e di vivere l'emozione di tale pensiero.

Questa è libertà.

Questo è essere illimitati.

Questa è gioia.

Questo è ciò che vi permette di essere sempre nel regno dei cieli che, in verità, è dentro di voi.

Ci sono grandi maestri, sublimi dei, che vivono sotto governi più oppressivi e restrittivi del vostro mondo, è tuttavia rimangono liberi.

Rimangono liberi!

Potete rinchiuderli in prigione, ma non potrete mai imprigionare le loro menti e i loro pensieri.

Grazie all'illimitatezza dei processi del loro pensiero, essi sperimentano quella gioia e quella libertà che molti di voi, in questo grande paese, cercano strenuamente di raggiungere.

Potete anche minacciare di tagliar loro la testa, ma potete forse con ciò intimidirli e privarli della gioia del momento?

No!

Perché ognuno di noi che ha una coscienza individuale e non strutturata in un sistema, sa di essere eterno, unico, sa che il suo regno è eterno Pensiero.

Nel nostro e vostro governo, che avete costituito, come dicono: "dal popolo, attraverso il popolo, per il popolo”; quel popolo, cioè voi, determina le norme legislative.

Se avete scelto di vivere entro i confini di questo paese, avete anche accettato le sue leggi e dovete, quindi, attenervi ad esse nei vostri rapporti con gli altri esseri.

Se avete scelto di vivere in questo regno, allora amatelo.

Amate la vostra decisione di essere qui.

Se c'è una legge o una norma che non vi aggrada, o che sentite di non poter permettere che esista, allora cambiatela, ma fatelo con strumenti pacifici.

Avete dentro di voi il potere di farlo!

Siate giusti.

Essere “giusti” significa fare un giusto uso del sé.

Significa essere benedetti, degni e nobili nel vostro carattere, nei vostri atti e nelle vostre azioni, rispettando la libertà dentro di voi.

Amate il vostro paese “dal popolo, attraverso il popolo, per il popolo”.

È uno splendido paese.

Amate i legislatori, la Costituzione.

Voi siete i legislatori, vostra è la Costituzione.

Rispettando le leggi del vostro paese.

Se non vi piacciono, cambiatele.

Se non desiderate cambiarle, onoratele o cercatevi un altro paese.

Ma permettete sempre la libertà d'essere illimitata nel vostro pensiero.

"Il mondo attuale è popolato da volgarità, violenze e stiamo assistendo al divulgare del bullismo, cosa ne pensate voi del Profetismo Moderno, ?" da un post.

Risposta: "Ci si deve chiedere, quindi, a cosa serve l'educazione e cosa provoca la sua mancanza, in una società democratica: si può rispondere che essa (mai come oggigiorno!), serve a far percorrere, a un giovane, una strada nella quale evolverà da una situazione di passività e debolezza riguardo all'ambiente, ad una nella quale egli avrà acquistato quella capacità d'agire che poi lo connoterà e gli consentirà di porsi razionalmente nella società in cui vive.

L'educazione serve quindi a dare sana potenza, quella potenza che poi si trasformerà in qualità di lavoro e di opere e che quindi, alla fine, giustificherà il cittadino.

In considerazioni di tali scopi, l'educazione dovrà preparare un ambiente libero, privo di condizionamenti, non solo sull'educando, ma anche sull'educatore.

Oggi mancano (sono venuti a mancare sia gli educandi che gli educatori), non ci sono più i maestri (scuola e famiglia), ma si sono aggiunti in negativo (cattivi maestri) la televisione, i social, dove tutto si può dire o fare.

Aggiungo, in breve, sarà importante non vedere, nell'educazione in sé, qualcosa di strumentale e finalizzato a un interesse parziale.

Ciò pensava anche John Dewey, il quale dava, all'educazione, la stessa giustificazione pratica che dava alla democrazia, la quale non può concepire il cittadino carente di potenza civile, tale è l'educazione!

Inoltre, l'educazione, in sé, ha dunque questo fine: di evitare che lo Stato sia popolato di plebei (è noto che i principio di libertà educativa, fondato sul riconoscimento delle attitudini di "aristocrazia" e "plebe"), particolarità innate del carattere umano; e qui è giunto il momento di dare ulteriori spiegazioni.

Quali esseri naturale, aristocratici e plebei caratterizzano i popoli di ogni nazione; sono diffusi per tutti gli angoli della terra, discendono da tutte le fedi, filosofie, ideologi, convinzioni politiche, usi e costumi.

La giustificazione di questa scelta proviene, in parte, delle opere del filosofo F. Nietzsche, il quale adoperò tale metro per definire la morale di Stati, nazioni, ceti sociali, singoli personaggi.

Nel senso di questo discorso, ognuno di noi è aristocratico o plebeo, o entrambe le cose al tempo stesso, secondo rapporti che gli provengono dalla nascita e dalla educazione ricevuta dall'ambiente sociale in cui vive e agisce.

La differenza fra i due caratteri sta, principalmente, nella valutazione dei risultati: per l'aristocratico il risultato di ogni azione umana, di ogni impresa collettiva e di ogni legge, non è mai fine a sé, e ne giustifica l'utilità e il valore universale, o quantomeno sociale.

Il Plebeo, per sua natura, contrasta la verità di quest'astrazione e, dimostrando una intelligenza più concreta, accetta il valore limitativo dei risultati (le verità parziali), cosa che lo conduce, di fatto, a dominare il mondo, anche se poi l'ambiente che lui produce è di basso livello e necessità di perpetuo miglioramento.

L'intelligenza è la forza direttiva.

La volontà è la forza propulsiva.

L'uomo diventa migliore si "divinizza" allorché queste due forze si incontrano in un stesso punto di applicazione.

Il proprio autocontrollo, fa si che essi si convincono a restare fermi ai loro posti senza che le potenti onde della mente e delle idee contrarie lo possano agitare, o le cattive passioni spinte dell'egoismo.

Colui che riuscirà a dominare se stesso, sarà superiore a quanti non avranno saputo sottomettere la propria personalità, cioè colui che che domerà la sua natura inferiore (inconscio) rendendola docile strumento della sua individualità.

Ma colui che si prefigge lo scopo di dominare gli altri senza prima aver dominato sé stesso, rimarrà assai deluso e amareggiato dalle esperienze del mondo.

E' opportuno che colui che aspira a vivere nella serenità e lungimiranza, compia qualche sforzo di introspezione se vorrà vedere verso di lui rispetto degli uomini di buona volontà e di vera intelligenza, non curandosi degli sciocchi che non capendo si limiteranno nel cammino della verità e della conoscenza.

L'unica cosa che ci possa interamente soddisfare, che ci faccia vivere in pace (con noi stessi e con gli altri), è la consapevolezza di aver superato un gradino in più della scala dell'evoluzione e aver forgiato il nostro orizzonte intellettuale; ideali elevati, nel vigore della mente, nella potenza del pensiero, nella forza di volontà e nel suo proprio dominio.

Bisogna praticare, se si vuole attenere questo risultato, quotidianamente la concentrazione nelle sue due modalità: oggettiva e soggettiva.

L'uomo che non capisce perché, e per quale motivo è venuto al mondo, né qual è il fine della sua vita, né quale destino gli è riservato, progredisce istintivamente, subcoscientemente, senza piena conoscenza di sé al pari di un animale razionale.

Ed è quindi vero che i mezzi più efficaci per rinforzare la mente ed allargare il raggio d'azione dell'intelletto sono lo studio individuale su ciò che siamo e cosa realmente vogliamo; è importante documentarsi, ma non si può affermare decisamente che siano i libri la vera fonte del sapere, ma lo studio diretto del mondo e degli uomini è la fonte eterna di conoscenza attiva, di modo che, per noi, ciascun individuo sia l'espressione del suo vero essere.

Per quanto concerne le letture, ci si deve mettere allo stesso livello mentale dell'autore (cosa assai difficile), quasi ad iniziare, in questo caso un dialogo con lui seppur morto da una infinità di anni!

La mente è una, e nello stesso tempo varia.

E' una, soggettivamente; varia oggettivamente.  

La coscienza individuale si può considerare, come la fase o la foggia più elevata della coscienza umana.

Nell'aspetto inferiore dell'uomo si identifica la coscienza personale, quando egli, offuscato dalle cose materiali e abbagliato dal mondo oggettivo si immedesima con la personalità tanto da non riconoscere, anzi, negare il suo vero essere.

L'uomo si concentra oggettivamente e riconosce il suo vero io, prendendo quindi coscienza della sua individualità, solo quando si rende conto che né il corpo, né le emozioni, né alcuno dei sui pensieri sono realmente il suo essere.

 Nella concentrazione oggettiva, detta dai psicologi introversione, e rimanendo se stesso nel suo intimo, potrà notare che l'Io può scindersi in due aspetti distinti.

Questi due aspetti sono l'"io" e il "me".

Solo in questo modo si può capire l'attuazione dell'Io su se stesso, e la fattibilità che l' "Io" si identifichi con l' "io" (nell'introversione), così espressa l'identificazione sembra una cosa superflua, mentre se si identifica dell'"Io" con il "me", assume il carattere di logica razionale.

Chi non l'avrà per introspezione sperimentata, la scissione dei due aspetti dell'individualità, "Io" e "Me" sembrerà irreale e fantasiosa; mentre è una verità evidente per gli studiosi di questo "strano" fenomeno psicologico.

 

L'Io è l'aspetto maschile; il Me, quello femminile.

L'Io prende ugualmente il nome di individualità, mente attiva, coscienza operante.

Il Me si denomina anche coscienza ricettiva, mente passiva o personale.

Quasi tutta l'umanità quando dice "Io", si riferisce al "Me".

La coscienza che abbiamo del nostro corpo fisico con le sensazioni in essi prodotte dai sensi si identifica nel Me.

Gli esseri umani più arretrati nel loro sviluppo spirituale, fanno convergere la loro coscienza nell'aspetto fisico e materiale della vita; vivono nella loro personalità.

Altri ancora, avendo un maggiore grado di arretratezza, stimano tutta loro roba, la mobilia, il guardaroba e tutti i gingilli personali, parte integrante del loro essere.

 

L'uomo evoluto, scinde dal suo corpo fisico l'idea del Me,considerandola non più parte integra del suo essere, bensì come uno strumento di espressione e manifestazione di cui si serve nel corso della sua vita terrena.

Indubbiamente l'uomo si identifica con le sue emozioni, idee, soddisfazioni e il ripugna fin tanto che si accorge che anche questi stati d'animo e di mente sono sottoposti a mutamenti e alle leggi e dell'attrazione.

La prima cosa da capire per prendere consapevolezza, è essere centrati nella esistenza nella sua quotidianità, centrati ogni minuto, sopratutto nelle piccole cose di ogni giorno.

La consapevolezza deve essere un fenomeno continuo.

Ma può essere solo quando diventa privo di sforzo.

Sforzandoti, perderesti questo contatto, perché se ti sforzi, ti dovrai riposare.

Lo sforzo non può essere continuo, è impossibile.

Come puoi sforzarti continuamente?

Ti stancherai e poi ti dovrai riposare. Ad ogni sforzo segue il rilassamento.

Per cui se la consapevolezza è raggiunta con lo sforzo non potrà essere un flusso costante, continuo.

Ci saranno momenti di rilassamento dallo sforzo.

La vita è pulsione, si muove sempre tra gli opposti.

Sforzati - e ti dovrai riposare. Fa un altro sforzo e poi di nuovo riposo.

Ma c'è una consapevolezza che va al di là della vita; il trascendentale, in questo caso non c'è più pulsazione: è del tutto priva di sforzo, è spontanea.

Ma la cosa veramente importante per prendere consapevolezza è la caduta dell'Ego, il tuo Ego.

Se non c'è l'ego potrai realizzarti, ma con l'Ego, neanche un Buddha ti potrà guidare, segui totalmente oppure non seguire nessun comportamento ma in ogni caso sii totale.

Non farti imbrogliare dalla mente e guarda profondamente dentro di te.

Prendi coscienza di quello che stai facendo, e se ti stai arrendendo, allora arrenditi.

 

Una volta è successo una cosa, in un gruppo di Gurdjieff: aveva richiesto una resa assoluta - qualunque cosa avesse detto loro dovevano ubbidire.

Li stava aiutando a praticare un certo esercizio, l'esercizio dello stop.

Non appena avesse detto. "Stop!", dovevi fermarti, qualunque cosa stessi facendo.

Una mattina i discepoli stavano facendo esercizi all'aperto.

Gurdjieff improvvisamente disse: "Stop!"

Quattro di loro stavano attraversando il canale, con grandi rischi.

Questo è resa totale, questo è abbandono totale.

Il problema non è di piacere alla mente, se la mente dice sì o no.

Arrendendoti, hai rinunciato alla possibilità di dire no!

Il sì totale è arrendersi!

E' difficile. Per questo la caduta del'Ego non è facile.

Per sapere se sei veramente consapevole fatti queste domande: 

- La consapevolezza mi è davvero naturale?

- Non hai più bisogno di nulla?

- C'è sempre l'Ego, qualsiasi cosa tu faccia? O devi ancora sforzarti per raggiungerla?

Se c'è uno sforzo diventa una cosa forzata, è una cosa forzata non è naturale, ed una consapevolezza innaturale non è vera consapevolezza - esiste solo alla periferia, non dentro di te, perché se esistesse dentro di te non c'è nessun bisogno di sforzarsi.

Prima di iniziare il cammino verso la consapevolezza, ognuno deve chiedersi: se sei diventato consapevole di chi sei veramente, se hai messo radici nella tua vera natura.

Ma ricordati: la consapevolezza, l'attenzione cosciente, possono essere continue solo quando sono prive di sforzo.

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