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La coscienza è la madre della consapevolezza.
La coscienza umana può seguire due strade.
Una è la via dell'acqua, che scorre verso il basso e l'altra è la via del fuoco che arde verso l'alto.
Certamente l'acqua e il fuoco sono solo simboli, ma molto significativi. Vediamo come.
Se lasci che la tua energia scorra verso il basso (non consapevolezza, bassi istinti ecc. ecc.) diventerai sempre più inconsapevole, facendo del male a te stesso e agli altri, mentre se lasci scorrere verso l'alto la tua consapevolezza crescerà sempre di più, per raggiungere questo, all'inizio, si devono fare scelte anche difficili.
Muoversi verso l'alto è sinonimo di coscienza; muoversi verso il basso (seguire l'istinto) è sinonimo di incoscienza.
Sappiamo bene che la mente umana si trova a suo agio nello stato di umidità.
Tutti i piaceri smodati sono energia che si muove verso il basso!
Ogni qualvolta sei alla ricerca del piacere e dei vizi smodati, devi dirigerti verso il basso, perché provare vizi e piaceri significa essere in uno stato che non conosce ansia, e non perché l'ansia sia svanita, ma perché non sei consapevole della sua presenza, e puoi commettere ogni tipo di crimine.
Non sempre tutto rimane tale e quale: le ansie e i tuoi errori (esperienze) ti aspettano ad ogni angolo e più tempo passa, più vanno aumentando.
I tuoi problemi restano gli stessi, anzi si complicano sempre di più.
Mentre tu sei in uno stato di incoscienza tutto continua a svilupparsi lo stesso, non aspetta certo che tu ritorni consapevole.
Nell'attesa, la tua infelicità e la tua angoscia aumentano. E non te ne accorgi perché non sei cosciente.
E ogni volta che la tua consapevolezza ritorna, ti ritroverai a dover fronteggiare tutti i problemi che hai voluto evitare.
Il piacere smodato è una fuga.
E il suo prezzo è troppo alto.
In effetti non si tratta neanche di piacere, ma è una specie suicidio.
Il sistema per risolvere il problema non è certo quello di voltargli le spalle e di scappare.
Devi per forza tornare indietro perché una volta che sei diventato cosciente, l'incoscienza non può più continuare ad essere padrona della situazione.
Puoi concederti un tuffo nell'incoscienza, ma per quanto tempo riesci a stare sott'acqua?
Pochi secondi... poi sarai costretto a riemergere in superficie.
Non si può stare a lungo incoscienti: l'alcool, le droghe, il sesso o qualsiasi cosa ti faccia entrare in uno stato di incoscienza, ti permette per un attimo di dimenticare di tutte le tue preoccupazioni, ti fa sprofondare in una specie di oblio.
Ma l'oblio non può essere permanente. Dunque pensaci, perché non ti serve a niente andare avanti così: i piaceri smodati e i vizi non ti sono di alcuno aiuto.
Quando torni ad essere lucido e ti si presentano tutte le tue ansie, le tue angosce, i tuoi problemi, le scelte sbagliate e impulsive che ora si sono ingigantiti, pensi che è meglio prendere consapevolezza del proprio Io - miglioralo evitando che la tua anima (coscienza) diventerà sempre più asciutta, man mano che elimini tutte le scappatoie.
L'acqua è bagnata e scorre verso il basso, mentre il calore è asciutto, tanto che perfino l'acqua quando si riscalda inizia a fluire verso l'alto, e questo calore lo da solo l'amore!
Non esiste di fatto alcuna linea di demarcazione fra conscio e inconscio.
Non sono due menti distinte, come gli psicologi hanno sempre affermato.
Col termine "mente conscia" si intende quella parte della mente usata nel processo restrittivo.
Con "mente inconscia" si intende la porzione negletta, ignorata, preclusa.
Viene creata così una divisione, una scissione.
La maggior parte della vostra mente diviene estranea.
Vi alienate da voi stessi; divenite straniero alla vostra totalità.
Identificate il vostro Io con una piccola parte di voi, e ignorate tutto il resto.
La parte che rimane inconscia è sempre presente però come potenzialità inutilizzata, possibilità non colte, avventure non vissute.
Questo inconscio, questa mente potenziale e inutilizzata, sarà costantemente in lotta con il conscio.
Ecco perché si assiste sempre a un conflitto interiore.
Ciascuno vive una situazione conflittuale a causa di questa scissione fra conscio e inconscio.
Soltanto se si consente al potenziale, all'inconscio, di fiorire, si potrà vivere la beatitudine dell'esistenza... ma non altrimenti.
Se le vostre potenzialità rimangono in massima parte inattuate, la vostra sarà una vita frustrata.
Ecco perché più un individuo è utilitario, meno egli si realizza e meno sarà felice.
Quanto più utilitario è l'approccio - cioè quanto più si indirizza la vita al raggiungimento di un utile, meno si vive e più l'estasi sfugge.
La parte della mente che non può essere impiegata proficuamente nel mondo utilitario è stata negata.
Ecco come si giunge a questo.
Insegniamo ai bambini a mettere a fuoco la mente - a concentrarsi - perché senza concentrazione non sarebbero in grado di far fronte all'esistenza.
È la vita a richiederlo: la mente deve essere capace di concentrarsi.
Ma nel momento stesso nel quale la mente acquista questa capacità; essa diviene meno consapevole.
Consapevolezza significa avere una mente mente conscia, ma non a fuoco su nulla.
Consapevolezza è coscienza di tutto quanto sta avvenendo.
La concentrazione è una scelta.
Si esclude tutto tranne l'oggetto prescelto per l'attenzione.
È una limitazione.
Se state camminando per la strada, siete obbligati a limitare la vostra coscienza all'atto di camminare.
Non potete, di solito, essere consci di tutto quello che avviene intorno, poiché se lo foste non sareste più concentrati su nulla, la concentrazione è una necessità.
Saper mettere e conservare a fuoco la propria mente è indispensabile per vivere, per sopravvivere, per mantenersi in vita.
Ecco perché ogni cultura, in un modo a lei peculiare, si adopera alla restrizione della mente infantile.
I bambini, di per sé, non sono mai concentrati su nulla.
La loro coscienza è aperta in ogni direzione.
Tutto viene accolto e nulla viene escluso.
Il bambino è aperto a ogni sensazione; non vi è nulla che la sua coscienza rifiuti, il numero degli stimoli è enorme!
Ecco perché il bambino egli è così titubante, così instabile.
La mente non condizionata di un bambino è un fusso di sensazioni, ma con un tale tipo di mente egli non riuscirebbe a sopravvivere.
Deve imparare a porre freno alla propria mente, a concentrarsi.
Così, quando fate una scelta utilitaria imponendo limitazioni alla vostra coscienza, negate alla vostra mente l'attuazione di molte delle sue potenzialità.
Non usate più la totalità della vostra mente, ne usate soltanto una parte minima.
Il resto - ed è la parte maggiore - diventa inconscio.
Non occorre essere dei specialisti per accorgersi della domanda straordinaria diretta oggi alla psicologia, alla sua descrizione, alla sua applicazione in questo terzo millennio, così oscuro e problematico nell'evoluzione delle tecnologie moderne (internet, telefonini, ecc...)
Tra le aspirazioni espresse, più o meno, chiaramente dai nostri contemporanei: comprendere e farsi capire, sono rivendicazioni di base; comprendere, perché è il primo passo verso la libertà assoluta; farsi capire è la condizione necessaria per essere: riconosciuti, accettati, integrati.
Ci si può interrogare sull'origine di questi bisogni e di questa inquietudine contemporanea: perché mai i problemi che nel passato erano di competenza di un gruppo ristretto di pensatori, appartenenti a quella che oggi chiameremmo "classe intellettuale", sono diventati i problemi di tutti; dell'uomo qualunque nella banalità del suo quotidiano?
Una prima risposta è d'origine quantitativa: gli uomini sono più numerosi, quindi i problemi reciproci sono diventati più frequenti; sono raggruppati anche in città immense, che non hanno confronto con quelle del passato.
Dalla iperdensità demografica, i confronti e gli scontri risultano più frequenti.
Nel mondo vuoto di qualche millennio fa l'uomo era indiscutibilmente un lupo per l'uomo.
Nello spazio affollato del mondo contemporaneo, l'uomo per l'uomo rappresenta più spesso un problema!
D'altro canto, questi uomini così numerosi e raggruppati sono, almeno nelle società industrializzate, più istruiti e, soprattutto, più informati.
Bisogna riconoscere che la civiltà della carta, dei libri e dei giornali, aveva modificato il vecchio ordinamento del mondo, ma con una azione portante soprattutto sulle élite, cioè su quei individui che accettavano di fornire lo sforzo necessario per acquisire, mantenere e contenere un sapere sufficiente.
Oggi la galassia nata dall'ingegnosità dei computer è minacciata dalla collisione con questi nuovi universi, un mondo di supernove, di stelle brillanti che sono i mezzi di comunicazione di massa, i mezzi audiovisivi.
I segnali sonori o visivi che questi trasmettono vengono ricevuti senza difficoltà; e assimilati in modi diversi, la loro ripetizione assicura una influenza durevole.
La facilità della diffusione consente una incredibile propagazione in pubblici così vasti che, in determinati casi (risultati elettorali, grandi "novità" scientifiche, morte di una personalità, ecc...), si può dire che la totalità di un sistema umano, una nazione o un gruppo di nazioni, o di fanatici, è coinvolto nel processo informativo.
Questo uomo nuovo, si apre al mondo, ma ogni apertura comporta (come ben vediamo!), un rischio, quello di perdere le proprie difese e i propri trinceramenti abituali.
Ed è proprio quello che sta succedendo.
L'uomo del ventunesimo secolo esperimenta un cambiamento, uno sconvolgimento del proprio modo di vivere, delle proprie abitudini, delle proprie convinzioni e dei propri modelli, cioè gli schemi che regolano gli atteggiamenti verso i problemi fondamentali.
Ci sono, dunque, delle lacune singolari nell'esistenza contemporanea e, tutto d'un tratto, queste lacune e queste insufficienze diventano il focolare di crisi, individuali o collettive, di cui si stupiscono coloro che vedono le cose soltanto in superficie.
Oggi l'imperialismo statunitense non è mai stato così forte, oggi il Sud Africa non è mai stato così forte; oggi in Europa i genuini movimenti di contestazione non esistono quasi più.
In Italia non esiste più una reale opposizione al sistema.
Tutto sembra stato vano; al contrario, in Russia e in Cina, fatti nuovi anti imperiali appaiono prodigiosamente, ma non sappiamo dove possono andare.
Restano le lotte titaniche di alcuni popoli dell'America Latina.
Costà si gioca il divenire di pace o guerra nel mondo.
Per quanto riguarda la "vecchia" Europa ora unita, ma è veramente unita?
O è solo un illusione dei soliti potenti per fare i propri interessi monetari?
Dobbiamo lasciare stare i sogni, abbandonare le vecchie credenze, le nuove illusioni.
Lasciamo questa Europa che non la finisce più di parlare dell'uomo pur massacrandolo dovunque lo incontra, a tutti gli angoli delle stesse strade, a tutti gli angoli del mondo.
Sono secoli che l'Europa ha arrestato la progressione degli altri uomini e li ha asserviti ai suoi disegni e alla sua gloria; secoli che in nome d'una pretesa "avventura spirituale" soffoca la quasi totalità dell'umanità.
Guardatela oggi altalenare tra la disintegrazione atomica e la disintegrazione spirituale legata ad una farsa unità.
L'Europa, ha assunto la direzione del mondo con ardore, cinismo e violenza.
E guardate quanto l'ombra dei suoi monumenti si stende e si moltiplica.
Ogni movimento dell'Europa ha fatto scoppiare i limiti dello spazio e quelli del pensiero.
Però l'Europa si è rifiutata ad ogni umiltà, ad ogni modestia, e anche ad ogni sollecitudine, ad ogni tenerezza.
Non si è mostrata parsimoniosa se non con l'uomo; gretta, carnivora, omicida se non con l'uomo.
Allora fratelli, come non capire che abbiamo altro da fare che seguire quell'Europa.
Quell'Europa che non smette mai di parlare dell'uomo, di proclamare che non è preoccupata se non dell'uomo, noi sappiamo però, con quali sofferenze l'Umanità attraverso i migranti sta pagando ciascuna delle vittorie del suo spirito unitario.
Allora, compagni, il gioco Europeo non è ancora terminato, bisogna trovare altro.
Possiamo fare molto, oggi, a condizione di non imitare l'Europa attuale, a condizione di non essere ossessionati del desiderio di raggiungere e compiacere l'Europa.
Domanda: "Stiamo vivendo tempi davvero terribili, il mondo è sconvolto dalla violenza. Cosa ne pensa il Profetismo Moderno? Dove andremo a finire di questo passo? Che ne sarà del mondo?" Grazie, siete meravigliosi! Giulia da Modena.
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Risposta: Se ci si pensa bene la vita è sempre stata così: in guerra!
La vita è qualcosa di impossibile: non dovrebbe esistere così, ma esiste!
Pensiamo però che la metà di questo secolo sarà conclusiva, questa metà di secolo determinerà il destino dei secoli a venire.
Sarà un periodo determinante, vedrà la totale distruzione dell'umanità cui farà seguito la totale distruzione della vita su questo pianeta, oppure la nascita di un uomo nuovo.
- Un uomo che non odierà la vita, com'è successo in passato; un uomo che amerà la vita.
- Un uomo che non sarà in alcun modo negativo, bensì sarà affermativo.
- Un uomo che non desidererà una vita dopo la morte, ma vivrà momento per momento in gioia assoluta, e penserà a questa vita come un dono e non come ad una punizione.
- Che non sarà antagonista nei confronti del corpo, ma lo rispetterà in quanto tempio dell'anima.
- Che amerà e non avrà timore dell'amore; che vivrà ogni tipo di relazione e tuttavia sarà capace di restare se stesso.
Ora non esiste più una terza alternativa.
Così com'è l'uomo non può sopravvivere.
O Cambia se stesso e si trasmuta, o deve morire e lasciar libera la terra!
Ma noi pensiamo che "qualcosa" o "qualcuno" arriverà, perché solo su questo minuscolo pianeta Terra, una cosa da nulla... se pensate alle sue proporzioni, non è altro che un granello di sabbia - solo qui è nata la vita - e chi l'ha creata la proteggerà!
Questo è il luogo più fortunato dell'intera esistenza: qui gli uccelli cantano, gli alberi crescono e fioriscono, esistono gli esseri umani, che a dispetto dei distruttori - amano, cantano e danzano e sono anche solidali tra loro...
è accaduto qualcosa di semplicemente incredibile, e noi sappiamo che sarà sempre così!!!
Se la società vuol vivere meglio deve partorire l'Uomo Nuovo, ci vuole un sostanziale mutamento del carattere umano, vale a dire un passaggio di preponderanza, ossia dare maggior forza e importanza alla modalità dell'essere anziché alla modalità dell'avere nella forma più egoistica del termine, al fine di salvarci dalla catastrofe psicologica ed economica per il bene comune.
Bisogna chiedersi se è davvero possibile una trasformazione caratteriale su vasta scala e nel caso sia possibile ci domandiamo, come produrla.
Ecco che ci viene in aiuto anche il Profetismo in larga scala sulla rete, perché più persone prendano atto sul da farsi.
A mio giudizio, il carattere umano, se si vuole far evolvere la componente sociale di massa, può mutare a patto che sussistono le seguenti condizioni.