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Sappiamo quanto le parole siano importanti, nel nome sacro, nel suono primordiale si nasconderebbe la potenza dell'essere e la sua possibile creazione.
Ciò significa che esisterebbero parole che creano, esisterebbero in date condizioni immagini sonore che creano.
Mi si concede allora di evocare la parola Pace, nella lingua considerata sacra: Shalom, pace, deriva dal verbo, Shalem che può essere tradotto con "Essere Completo".
Pace evoca unità nella completezza, ossia Unione d'Amore, cioè la totalità senza confini, evoca il Tempo del Compimento dell'Opera che è tempo di allegrezza e di estasi.
Pace evoca la visione animica della totalità del mondo con l'unità della vita tutta. Il verbo: Shalem, comune con un'altra lingua sacra, quella coranica, evoca la forza e la legge del cerchio, fonte di ogni forma, dove non vi è chi vale di più o chi vale meno, chi ha di più e chi ha di meno; nel cerchio non vi sono posti di preminenza e posti di minore valore, questo vale anche nel concetto di pace.
Suonano potenti le parole di Isaia.
Ascoltiamole, esse rivelano la natura del Profetismo: "Il vero culto a Dio è spezzare il giogo posto sul collo degli oppressi e dare libertà agli schiavi, dividere il pane con il povero, alloggiare l'infelice senza casa e pronto per il prossimo... La tua giustizia ti procederà e la forza dell'Eterno sarà la tua retroguardia... Se lotti per la libertà, se sradichi ogni tipo di sfruttamento e ti togli dal pensiero invidioso ed il parlare maligno e il gesto minaccioso, arrogante. Se l'anima tua va incontro ai bisogni del debole e sazi l'anima afflitta, la tua luce si leverà nelle tenebre... E sarete chiamati guaritori, riscopritori di sentimenti per rendere gli esseri felici..." Bibbia; Profeta Isaia: 58.
Amici del "profetismo moderno" lasciamoci prendere dal cantico di Isaia, entriamo nella sua realtà evocativa e riconosciamo la giustizia, il potente augurio di libertà.
Sappiamo comunque che nella realtà della terra, l'ingiustizia prevale ed il giusto viene il più delle volte: ucciso, perseguitato, ingannato.
Avviene tutto il contrario: il giusto, colui che si comporta con libertà e conoscenza, viene crocifisso.
Quanti giusti ancora dovranno passare sulla croce, prima di risorgere nella gloria della loro Luce?
Ma noi sappiamo che la visione di Isaia risponde ad un bisogno di giustizia, risponde ad un bisogno di verità; le parole di Isaia sono vere, animicamente parlando.
Ma noi sappiamo che il comportamento giusto, di cui parla Isaia, riceverà la sua ricompensa in maniera incommensurabile.
Ma noi siamo chiamati a far sì che le parole di Isaia sempre si realizzano, in ogni dove.
Siamo chiamati ad essere nel contempo il "Giusto e l'Eterno".
Ma come possiamo far avvenire ciò se siamo così impotenti, e siamo così contraddittori e fragili nelle nostre insignificanti azioni?
Innanzi tutto dobbiamo fare nostra la visione del Profeta, nostra con tutta la nostra mente e con tutto il nostro corpo.
Questa visione opererà in noi trasformandoci da semplici sudditi, in autentici sovrani, in autentici "Cavalieri della Tavola Rotonda".
Sappiamo che "Nessuno può vedere il Regno di Dio se non nasce di nuovo" (Evangelo).
E quel nascere di nuovo passa attraverso l'inevitabile morte: "Passione-Morte, Rinascita-Resurrezione"; ma un conto è arrivare all'Ade, alla Morte (reale o simbolica), preparati da una potente iniziazione, protetti da una potente visione, e un conto arrivarci preparati dalla grettezza di una piccola visione, dalla grettezza-proprietà di una realtà "Servo-Padrone".
Noi dobbiamo di conseguenza operare e sognare affinché i Giusti che, per amor di Giustizia, sono stati umiliati e massacrati, abbiano la loro resurrezione dovunque, in noi e fuori di noi, affinché il "sacrificio di Abele", il giusto, si trasformi nella "resurrezione di Abele".
Il cantico di Isaia non si deve trasformare in frustrazione, in beffa, in illusione, in dissociazione, in un "mai che non sarà", ma in "un mai che diventa oggi".
Ed è per questo che andiamo a ricercare la verità... dovunque si trovi.
Sappiamo che le parole, forse non tutte, hanno un potere, proprio per questo si devono dire parole sì azzardate, ma calibrate, significative. Ogni parola dunque ha un potere quindi vi espongo “l’etica del potere” proprio per chi userà parole per comunicare ai popoli, oggi i popoli della rete.
Ho già parlato dei mali del potere, ma ci si può dal potere attingere un po’ di bene, vediamo come?
Asceticamente con una esortazione: rinunciare ad esercitare un influsso (un’energia) sia benefico che malefico sui propri simili, usare la via di mezzo, considerare questa via: cercare la vita migliore, il lavoro migliore, il mondo migliore per l’individuo.
Bisogna tenere conto che la spinta al potere ha due forme, già identificate in passato, e richiede due capi: chi comanda e chi segue (Cristo e gli apostoli, tutti i profeti e i seguaci).
Bisogna comprendere che gli uomini seguono gli ideali che il capo trasmette e, se li ritengono propri, lo seguono volontariamente, i suoi trionfi sono anche loro.
I popoli non saranno mai liberi se non si libereranno dei dominanti, le masse secondo i dominanti, dovranno essere educate, ma non troppo, per rispondere soltanto agli interessi di consapevolezza dello Stato nazione.
La controrivoluzione che è sempre stata tra i popoli disprezza la coscienza delle masse, specialmente di quelle che aspirano maggiormente alla libertà, alla felicità.
Al giorno d’oggi la grande terra d’Africa, ma prima, non molto lontano dal mondo d’oggi: il Vietnam, la Cambogia, il mondo Ebraico, i massacri di Beirut e non solo; la questione Persiana, il mondo Arabo, la Giordania e la Palestina… e quanti altri popoli non citati. Sono talmente tanti i popoli della terra alla ricerca della libertà dalle Classi Curiali clientelari.
La legge è al servizio dell’uomo e non viceversa, a difesa del debole chiunque esso sia, ma oggi mal si concilia con la storia presente, mal si concilia con una giustizia esistenze, mal si concilia con una giustizia che verrà e non potrà non avvenire (messianicità)
Con questi scritti, queste rivelazioni una forza nuova è scaturita ovvero era già scaturita. Così hai dato ali a queste creature, scritti e consapevolezza.
Oggi come canto del cigno, posso scrivere così, perché le lotte degli schiavi dei servi della gleba, dei proletari, dei colonizzati, dei rivoluzionari, mi mettono al riparo e apro degli spazi liberi (a tutti coloro che leggeranno) e la verità ci fa liberi, così scrivo la visione di verità che mi anima.
Sappiamo che nella realtà della terra, non esiste, perché non può esistere la giustizia che prevale, ed il giusto viene il più delle volte ucciso, perseguitato, ingannato, (nella Terra Promessa avviene tutto il contrario), il giusto, colui che si comporta con liberalità e conoscenza, viene crocifisso. “... non passa a cavallo sulle alture piene di bellezza e di amore..” (Isaia profeta)
Quanti giusti dovranno ancora passare sulla croce, prima di risorgere nella gloria e nella luce del ritorno della Terra Promessa.
Ma sappiamo che la visione citata da Isaia risponde ad un bisogno di giustizia, risponde ad un bisogno di verità.
Nel Cantico della Terra Promessa sappiamo che il comportamento del giusto, riceverà la sua ricompensa in misura incommensurabile. Ma noi, siamo chiamati tutti a ricreare questa antichissima terra ormai quasi estinta, e siamo chiamati ad essere per ricrearla, nel contempo il “Giusto e l’Eterno.”